L’articolo analizza il sistema di applicazione della nozione di Paese di origine sicuro alla luce delle recenti sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea nei casi CV (2024) e Alace e Canpelli (2025) che hanno ribadito il pieno sindacato giurisdizionale sulla designazione dei paesi sicuri. Dopo aver ricostruito la genesi della “saga giudiziaria” italiana, caratterizzata da un intenso contenzioso sull’applicazione della disciplina interna ed europea, le Autrici esaminano l’impatto delle decisioni della Corte sulla prassi nazionale, incluse le procedure accelerate e di frontiera e il Protocollo Italia-Albania. Il contributo si sofferma inoltre sul confronto con altri ordinamenti europei e conclude mettendo in luce le implicazioni sul dialogo tra le corti.